Visualizzazione post con etichetta Icon by Mister D.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Icon by Mister D.. Mostra tutti i post

venerdì 7 marzo 2008

venerdì 3 agosto 2007

Indosso sempre i miei golfini al contrario!




“Cosa penso del modo in cui veste la maggior parte della gente? La maggior parte della gente non è qualcosa a cui uno pensa.”


Continua la nostra carrellata delle grandi redattrici di moda e come non nominare la grande Diana Vreeland? Insieme a Coco Chanel ha dimostrato al mondo quanto si possa essere belle anche se piatta, magra come un grissino (nomignolo che ispirerà una linea fortunatissima di monsieur Dior) palesemente bruttina e con una voce non proprio da usignolo…impresa difficile.


Indosso sempre i miei golf al contrario: rende così piatte”


Era il 1937, Diana partecipa ad un ballo con un abito broccato in velluto con una stola di pelliccia e fermagli dorati, viene così notata dalla direttrice di Harper’s Bazar che le affida la rubrica Why don’t you, a cui affida gli aforismi migliori come “Se stai per acquistare qualcosa di nero, perché non controlli che sia veramente, realmente, sinceramente nero? oppure “Perché non lasciare i figli alla bambinaia e organizzare una giornata di shopping tra ragazze?” e ancora “Perché non usare una conchiglia gigante al posto della glacette per il vino fresco?”.

A Vogue approda cinquantenne e per nove anni in tutto,dopodiché viene licenziata (si…già…licenziata)e sarà proprio durante la sua permanenza del dorato mondo di Vogue che conoscerà Andy Warhol,amicizia che le costerà il nomignolo di factory girl.

Nonostante ciò Diana Vreeland rimane la più grande direttrice di moda che si ricordi,a partire dalle sue celeberrime foto di couture Parigine ai suoi look (rigorosamente Chanel o Balenciaga) ai suoi saggi consigli di stile.I più celebri e saggi restano: dedicare ore alla manicure,il pois va abbinato ai capelli ricci, il velluto va’sempre portato a pieghe, bracciali, monili, orecchini e collane vanno sempre disseminati sul corpo nelle dimensioni e nel peso adatto alla propria androginia (quindi donne procaci del mondo bandite qualsiasi orpello) un tocco di esotismo come un ciondolo a corno (da cui difficilmente si separava) è sempre giusto ma solo al pomeriggio (dillo a Roberto Cavalli) rinunciate ai grandi orecchini se avete problemi alla spina dorsale.Adesso capito perché è considerata una Fashion Icon?

Tanto da diventare un ipotetico progetto per le sale cinematrografiche,come ha ben pensato James Danziger.


Sono ufficialmente aperte le scommesse su chi interpreterà il ruolo della Vreeland sul grande schermo.

giovedì 2 agosto 2007

Miss B!





È stata infermiera, professoressa, donna delle pulizie, cowgirl, dominatrix, ragazza della porta accanto, trendesetter sessuale, moglie più di una volta, fanatica religiosa, miss gennaio 1955 e addirittura assassina.

Il suo sito fa’concorrenza solo a quello di Marylin Monroe, ed è www.BettiePage.com.

Oggi ha 84 anni e ha messo via lacci di cuoio e tacchi a spillo, ammette di aver ancora un grande debole per il nudo che la rilassa e si occupa di beneficenza.

Molti la conoscono e molti di noi cercano di imitare le sue pose, ma pochi conoscono la sua vita, un romanzo avvincente dove una Bettie bambina viene continuamente molestata dal padre e viene poi cacciata di casa dalla madre dopo essere stata sorpresa a baciare l’amante di mammà.



Incomincia a lavorare come modella dopo il primo divorzio e per caso si ritrova a scattare delle foto nuda e fetish che le permettono di incassare in un giorno quelli che guadagnava come cassiera in un mese.



Memorabili i suoi sorrisini da testimonial di sapone per bucato mentre si frusta sui tacchi. Giura di non essere mai scesa a compromessi per lavoro (a differenza della sua antagonista Marylin) ”Non sono mai stata interessata al sesso, mi sono sposata prima di aver visto un pene in vita mia, non mi piaceva fare sesso, sono arrivata all’orgasmo solo due volte in vita mia, ma mi piace stare nuda, correre nuda, nuotare nuda è rilassante”.

Più in là si sposerà altre due volte e tanto per riempirsi la vita accoltellerà la sua padrona di casa.

Dopo un periodo di internamento si gode il meritato successo che ancora non riesce a spiegarsi, anche a qualche settimana dalla fine delle riprese del film che racconta la sua vita.



Bettie Page rimane la prima grande pin-up di tutti i tempi, bella per essere inconsapevole del suo talento, bella perché sorride innocente mentre è legata come un salame, bella con quel piedino 37 su un metro e ottanta di donna, bella perché quando smetteva di respirare le scompariva il punto vita, bella perché s’era fatta la frangia solo per coprire la fronte alta, bella perché nessuno è più riuscito a fotografarla, bella perché per Bettie Page era così normale essere Bettie Page che quasi non si spiega il successo di Bettie Page.

La Signora Wonka!







È stata definita il Leonardo da Vinci delle torte,il suo mondo in technicolor fatto di ghiotti arzigogoli, macchinari assurdi e prelibatezze roccocò l’anno resa la cake designer più famosa e costosa al mondo.
Il suo nome è Sylvia Weinstock e i suoi occhiali sono enormi e neri come dei rotelloni di liquirizia, le sue torte sono enormi, piene di fiori di zucchero, con al centro la savana e gli animali, a forma di mappamondo, con le dive di Hollywood, addirittura a 25 piani.
Le torte di Sylvia coronano gli eventi più importanti della New York che conta, i matrimoni del jet set mondiale e le nascite dei primogeniti più fotografati del mondo, qualcuno ha addirittura detto “Sylvia sta alla pasticceria come Anna Wintour sta alla moda”.

Ovviamente the big A non ha commentato, forse aveva la bocca piena.

In confronto alle torte di Sylvia la pasticceria Ladurèe è la Mulino Bianco, Marie Antoinette ci avrebbe perso la testa (…) e il regno di Willy Wonka in confronto al suo è una fattoria.
5 sono i punti di garanzia di una torta Weinstock, deve essere bella, buona, con un decoro originale, servita nel modo giusto e deve essere realmente per un momento speciale.

Se vi affidate a Sylvia Weinstock la vostra festa non andrà mai sTorta...
Ahahahahah




Le Favolose 5!


Sono donne,sono mamme,sono in carriera,sono le favolose cinque:
incubo dei designers, terrore dei loro assistenti, prima fila di tutte le grandi catwalks, sono il pollice in su o in giù per moda, modelle e mood, sono:

SUZY MENKES: La dama nera





Sembra una sciura un po’ arzilla e un po’ “avvinazzata” con qualche brutto segno da bigodini in testa, borsetta al braccio e filo di perle…in realtà è la signora ammazza tutti.
Tra le cinque è quella con più esperienza. Dopo aver visto una sfilata couture di Nina Ricci da bambina decide di occuparsi di moda e ci riesce nel 1988,quando diventa giornalista di moda per l’international herald tribune,giornale per cui lavora tuttora.
Sessantacinquenne, la signora Menkes è la classica dimostrazione che scrivere di stile non significa necessariamente averne,la sua caratteristica è il cinismo spietato e un atteggiamento un po’ goffo da gattara.

Celebre rimane la sua critica spietata ad una sfilata di Prada uomo solo perché,racconta una sua assistente,non riusciva a trovare il suo posto assegnato(una ragione più che plausibile).

Il suo passepartout: il soprabito, anche in estate


ANNA PIAGGI : La cappellaia matta





Icona di personaggi come Blahnik, Lagerfeld, Dolce&Gabbana e Stephen Jones, più colorata di Carmen Miranda, la signora Piaggi collabora con Vogue italia dal 1980.

La ricorderete di certo per il suo tirabaci multicolor che fa’ capolino dai mille cappelli che la giornalista delle DP (doppie pagine) usa abitualmente. Look più che stravagante (per non dire ridicolo) rivendica una media di 7.000 articoli di moda per vari giornali e annovera più di 2.865 vestiti e 265 paia di scarpe. Autrice della bibbia per i giovani designer in erba “Fashion Algebra”,in bilico tra arte e giornalismo,la signora Piaggi parla poco e a bocca stretta,coma una vera damina dell’800.


Nessuno conosce la sua vera età.Il suo passepartout:i cap(p)elli



CARINE ROITFELD : L’aristoPunk





51 anni,parigina di origini russe,inizia come modella per riviste indipendenti,diventata poi stylist e collaboratrice di Mario Testino,viene assunta a ruolo di musa di Tom Ford per Gucci e Yves Saint Laurent(ah bei tempi),fino a quando non diventa direttrice creatica di Vogue Francia nel 2001.
Nero, animalier, rock,capello liscio effetto unto,mai orologio al polso, 5 elementi costanti nel look di madame Roitfeld che le regalano un appeil unico e molto riconoscibile.

Famosa per l’epiteto affibbiatole di chiccosissima parisienne, la tigre della Condè Nast passerà alla storia come “Signorina Moda” nomignolo con cui è stata ribattezzata da un barbone all’ingresso della sfilata di Fendi durante la fashion week donna milanese. Molti brand devono molto alla punk borghese Carine e molto le deve anche la figlia Julia, già testimonial nel 2006 della nuova fragranza Black Orchid di Tom Ford.

A noi Carine piace particolarmente,è una donna contemporanea,la nuova Sigourney Weaver di”una donna in carriera”,la mamma ideale di tutti noi.

Il suo passepartout: la riga nei capelli,al centro.



FRANCA SOZZANI : La strega dell’Est




Editor in chied di Vogue Italia dal 1988 è considerata l’intellettuale delle cinque(cioè la più noiosa).Sua sorella Carla è proprietaria di un negozio cult per tutte le fashion victim del mondo,10 Corso Como in Milano,insieme sono invicinbili.

Bellezza Raffaelita,riga al centro,capelli mossi biondi e look castigato,critiche insipide,madama Zozzona si è sempre distinta per la sua parsimonia, a volte ai limiti del ridicolo, giurano le sue assistenti che raccontano anche di un insopportabile scia di candeggina e zolfo che Carla lascia dietro di sé al suo passaggio.

"C’è qualcosa di marcio” in casa Sozzani, e molti giurano essere la sua pachidermica figlia,che riesce a farsi notare per tante cose fuorché per classe,che ovviamente lavora come stylist e fotografa per la stessa rivista di cui la mammina è direttrice(strane coincidenze della vita).
Il suo passepartout: i rayban neri.


ANNA WINTOUR: Il diavolo


Impossibile definirla in modo diverso.


Cinquantasette anni,inglese,bambina prodigio in stile e buone maniere,diventa editor in chief di Vogue America nel 1988 e mette subito in ombra icone come Diana Vreeland (celebre per le sue rubriche Why don’t you) proponendo una moda che è l’esatta copia della sua direttrice,proclamandosi la massima ispirazione per sé stessa.

Caschetto da paggio,occhiali da sole quadrati e di celluloide (e solo lei riesce a vedere una sfilata con gli occhiali da sole) completino da thè stampati,sandali comodi,e..pellicce pellicce e ancora pellicce.Pare che a Parigi,durante la settimana della moda femminile,Annina sia stata il bersaglio di un lancio di torte alla panna…che figuraccia…noi non concordiamo.

Molte sono le storielle che si raccontano su questa sorta di leggenda umana:puntualmente the big A si sveglia alle sei del mattino,fa’colazione con latte macchiato che richiede sempre e solo dallo stesso “bar”,ogni giorno sfoglia tutte le riviste mondiali iniziando da Harper’s Bazar, non rimane ad una festa più di 20 minuti,è a letto alle 22:15 dopo aver sistemato l’outfit per il giorno dopo.

Ogni Natale la sola siura Wintour riceve più regali lei da sola che l’intero stato dell’Ontario.Questo e molti altri aneddoti sono stati raccolti dalla sua ex assistente Lauren Weisberger nel famosissimo “il diavolo veste Prada”da cui è stato poi tratto l’omonimo film che ha creato un nuovo stereotipo gay,e cioè quello di Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.A noi piacerebbe per una volta vedere la signora Wintour ubriaca spolpa,con i sandali in sano e magari senza frangia,saremmo disposti a pagare oro.

Il suo passepartout:…sé stessa…